9.4.18

IL MOVIMENTO CONTRO MACRON IN FRANCIA



Il governo Macron, espressione come altre dell’attuale totalitarismo mondialista del capitale, ha mostrato i denti, e ha fatto capire come intenderà venire in soccorso delle esigenze di padronato e finanza attraverso il riformismo coatto antidemocratico e antipopolare. Nonostante le tesi tanto in voga nel cinguettio mediatico filosofeggiante, che seguono le parole del “marxiano” professor Fusaro, per cui la virtuosa borghesia intellettuale è in via di dissolvimento e vittima tanto quanto la classe proletaria dei disegni macrofinanziari, è bene chiarire che è proprio la stessa borghesia, piccolo e media industriale, che beneficia dei disegni normativi del neolavoro, i quali risultano al tempo stesso essere, chiaramente, utili per la grande finanza e per la gestione della forza lavoro delle multinazionali. In sintesi, del Jobs Act, non ne beneficiano certo solamente aziende appaltatrici di amazon o i grandi industriali della metalmeccanica. Tutt’altro, chi beneficia della possibilità di schiavizzare attraverso i voucher o di assumere con contratti che di fatto risultano essere giornalieri, in quanto il lavoratore può essere spedito a casa dall’oggi al domani, è proprio la borghesia designata dalla visione fusariana come classe attaccata dal sistema della finanza mondialista. Chiarito ciò possiamo riorientare il discorso entro gli assi che ci permettono di individuare nel proletariato la classe realmente attaccata, con coerenza storica peraltro, dal sistema capitalistico oggi nella sua fase liberista più cinica mai conosciuta. Ciò è avvenuto in Italia col governo Renzi ed è ciò che sta drammaticamente spaventando i lavoratori francesi, che ai colpi del governo del presidente Macron hanno saputo rispondere con fermezza, riuscendo a formare sacche di resistenza e di opposizione alle politiche dell’Eliseo. I tre fasci di intervento centrali, che vanno a formare la treccia dell’orientamento delle politiche interne francesi (si esclude dunque in questo articolo tutto ciò che riguarda la politica estera: esportazione armata di democrazia in Africa e Medio Oriente, accordi commerciali appannaggio della solita élite dominante, ecc. ma anche tutto ciò che riguarda la vasta questione migratoria) li possiamo individuare in: Attacco al sistema pubblico del lavoro, con annessa progressiva volontà di privatizzare ciò che ancora risulta essere statale e quindi relativamente appartenente ai cittadini lavoratori e contribuenti (si veda qui l’attacco alle ferrovie SNCF, alla sanità già classista e anche alla funzione pubblica). Attacco al mondo dell’istruzione, dissolvendo il sistema di sussidi, eliminando l’assicurazione sociale (régime de sécurité sociale étudiante), ma soprattutto aumentando le facoltà a numero chiuso e inserendo un doppio livello di selezione per l’accesso all’università. Ciò si riflette nell’aumento degli impedimenti all’accesso al mondo della formazione universitaria, proprio per le fasce sociali più deboli. Tutto ciò premettendo che l’università francese, sulla falsa riga del modello scolastico anglosassone, risulta essere già fortemente classista e discriminante in quanto le università di livello risultano essere le costosissime università private (écoles normales superieures) bacino formativo della classe dirigente. L’ultimo fascio di interventi che compone il ridisegno macronista della società francese è sicuramente meno denunciato quanto più evidente e tangibile, soprattutto agli occhi di un esterno. Si tratta dello stato di sicurezza ad oltranza, indetto per contrastare il terrorismo islamista ufficialmente, ma che di fatto porta alla militarizzazione e al graduale assorbimento abitudinale della sorveglianza totale e normalizzata, assunta come dato di fatto dalla popolazione. Se presi nel loro insieme, questi tre elementi di violenza politica esercitata dal neo governo francese, ci permettono di designare il quadro distopico che si prospetta per la Francia nel tempo a venire. Ciò è la cifra dell’orientamento della prossima condotta dei governi valida presumibilmente a livello globale. Per riflettere sul comportamento del potere in seno al capitale, è utile patire proprio dall’ultimo punto che compone la nostra treccia d’analisi, la Sorveglianza. Ci si può rendere conto, più che nelle nostre città italiane, e questo lo affermo con stupore, dell’inquietante livello di allarmismo. Questa ridondanza lessicale è tesa proprio a trasmettere il clima in cui i cittadini francesi si stanno adeguando a condurre le loro vite. I mitra spianati e le tute militari li possiamo incrociare quotidianamente, ma questo può risultare relativamente normale in quanto sta diventando abitudine consolidata anche in Italia. La cosa che impressiona maggiormente è l’inserimento panottico del controllo in ogni ambiente pubblico. Ad esempio, l’ingresso alle università è presidiato da vigilantes, per altro spesso imbarazzati per il ruolo che si trovano a svolgere, che non permettono l’accesso prima di aver controllato capillarmente lo zaino di ogni studente che entra. Tale pratica, destinata a proteggere i luoghi pubblici dal terrorismo di matrice islamista, fa paura non tanto nella sua dimensione repressivo/controllante, ma nell’indifferenza aberrata, generata negli studenti, che regolarmente restano indifferenti di fronte alle perquisizioni che antecedono l’ingresso alle facoltà. Questa drammatica assunzione di normalità da parte della società civile rispetto alle misure antiterrorismo che diventano di fatto antagoniste delle più basilari libertà individuali, è la cifra della riuscita del graduale ridisegno distopico della società da parte del potere, che non si fatica a paragonare ad un orwelliano “1983” attualizzato. È proprio attraverso il riflesso delle misure antiterrorismo sulla sorveglianza ordinaria, alla quale l’intera società risulta essere sottoposta, che si può rilevare la dinamica di orientamento degli eventi da parte del potere, che li utilizza su un doppio livello. In primo luogo vi è la tendenza all’autoassoluzione da qualsiasi possibilità di colpevolezza, e qui basterebbe girare un attimo nelle banlieue parigine e nelle ZUP (Zone Urbane Prioritarie) delle diverse città francesi per rendersi conto della responsabilità del potere, che anni addietro ha svolto il ruolo di realizzatore del confinamento delle comunità arabe francesi attraverso le soluzioni dell’urbanistica, che oggi risultano essere corresponsabili della radicalizzazione dei francesi di seconda e terza generazione. In seconda istanza il potere si designa come unico e imprescindibile portatore di giustizia, esercitata attraverso l’ormai ordinaria repressione coercitiva e sorveglianza ordinaria. Questa attitudine al controllo assimilato, si sviluppa parimente all’altra porzione dell’intervento macronista che tanto ricorda le misure renziane, misure che oggi umiliano lavoratori e studenti in tutta Italia, col reinserimento dello sfruttamento minorile come prassi scolastica attraverso il sistema dell’alternanza scuola-lavoro, e con la precarizzazione di qualsiasi forma di lavoro sottoposto. È così che anche in Francia, mondo dell’istruzione e lavoro pubblico vedono convergere nella drammatica dissoluzione delle loro funzioni la loro essenza, condotta in quello che è il processo di aziendalizzazione o finanziarizzazione del totale, anche di ciò che fino a poco tempo fa non avremmo mai potuto immaginare potesse essere intaccato dalle priorità dell’economia sulle esigenze sociali. Se da un lato, come già è stato anticipato, i pochi baluardi ancora sotto il controllo statale, quali ospedali e ferrovie, vengono attaccati nel tentativo di ridurre il servizio a merce, di cui i padroni saranno gli unici beneficiari, parallelamente la progressiva distruzione della scuola pubblica, ancora relativamente libera e accessibile, viene attaccata nel tentativo di disintegrarla e di renderla mero strumento di selezione e condanna del meno capace. L’inserimento del numero chiuso (prassi che in Italia è peraltro già stata digerita e assimilata da anni), risulta essere il faro d’allarme della limitazione alla possibilità di accedere equamente alla formazione. Secondo il celebratissimo criterio del merito, che di fatto assegna, a chi ha già una predisposizione e una formazione individuale, la possibilità di studiare e di emanciparsi, si afferma, per chi invece in virtù dell’inevitabile paragone competitivo, non risulta essere abbastanza all’altezza, o semplicemente risulta irrimediabilmente inferiore allo studente concorrente più meritevole, una condanna alla miseria intellettiva. Ciò dimostra come il criterio meritocratico introdotto nei sistemi selettivi non determini di fatto una selezione, quanto piuttosto una preclusione, risultando per ciò stesso criterio criminale e vigliacco. A ciò va sommata la riduzione della formazione a unico strumento per il lavoro, inutile nella sua funzione storica, che la vedeva mezzo di emancipazione intellettiva. Questa funzione storica dell’istruzione risulta essere all’antipodo dell’odierna concezione dell’università, considerata come strumento profittuale individualistico, utile nella misura in cui può concorrere a produrre maggiore ricchezza per l’individuo. La riduzione dunque del percorso scolastico a competizione tra studenti, riflette ciò che la società adulta pare voler comunicare: “Basta cooperazione! Basta mutualismo! Che i deboli crepino nella loro miseria e che il meritevole domini in virtù della propria superiorità!” È allora vero forse che quello che stiamo vivendo è sì più che mai un totalitarismo olistico. È il più feroce dei totalitarismi storicizzati, e la sua ferocia sta proprio nella sua non visibilità e nel suo laissez faire, che pare tanto bello e democratico. Ciò che è sicuro è che siamo liberi quanto pesci in un acquario e che solo la rivoluzione può essere fonte di rottura delle pareti di vetro che circondano la nostra esperienza. È proprio in virtù della coordinazione delle politiche padronali capitalistiche sul piano internazionale che dobbiamo rispondere con fermezza attraverso la coordinazione di lavoratrici e lavoratori di tutto il mondo. Esprimiamo così la più totale solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori, agli studenti e alle studentesse, ai proletari e alle proletarie francesi e italiani. Per la rivoluzione internazionale. 

Lorenzo Brunello

31.3.18

PRESIDIO IN SOLIDARIETA' CON I PRIGIONIERI POLITICI CATALANI

PRESIDIO IN SOLIDARIETA' CON I PRIGIONIERI POLITICI CATALANI 

Oggi a Firenze, come in tante altre città della Spagna e di tutta Europa, siamo scesi in piazza per chiedere la liberazione immediata di tutti i prigionieri politici catalani e per sostenere il diritto all'autodeterminazione per tutti i popoli della penisola iberica nella prospettiva di una repubblica federale iberica. In particolare siamo scesi in piazza anche per condannare il ruolo reazionario della monarchia spagnola e del governo Rajoy. Questo è stato un primo momento di solidarietà per rispondere celermente all'ultima ondata di arresti, ne seguiranno altri nei prossimi giorni. 

#LlibertatPresosPolítics





29.3.18

VIETATO IL PRESIDIO SOTTO IL CONSOLATO SPAGNOLO

VIETATO IL PRESIDIO SOTTO IL CONSOLATO SPAGNOLO 

La questura di Firenze ci ha oggi comunicato il divieto per motivi di ordine pubblico al presidio in solidarietà al popolo catalano ed ai prigionieri politici dello stato spagnolo. La decisione di vietare il presidio è un atto grave di limitazione della libertà di manifestare. Pur di compiacere il governo reazionario di Rajoy e la corona spagnola si vieta, con un pretesto assurdo (i motivi di ordine pubblico essendo la via del consolato stretta), un diritto che le masse popolari del nostro paese si sono conquistate con la lotta e con il sangue. Non ci faremo certo dissuadere da simili assurdi divieti, continueremo nella nostra battaglia di informazione e solidarietà al popolo catalano ed a tutti i prigionieri politici. Il presidio si terrà ugualmente anche se leggermente spostato rispetto ala sede del consolato spagnolo. Il divieto deve essere un motivo in più per scendere in piazza sabato mattina, al fianco della lotta del popolo catalano, per la libertà di tutti i prigionieri politici e per ribadire il nostro diritto a manifestare. Invitiamo tutte le realtà politiche, sindacali e sociali della nostra città a partecipare al presidio per ribadire ancora una volta che il diritto a manifestare non si tocca. 

SABATO 31 MARZO 
ORE 10:30 PIAZZA SANTISSIMA ANNUNZIATA 


25.3.18

NO ALLA SVOLTA REPRESSIVA IN SPAGNA




 Alcuni fatti avvenuti in rapida successione nello stato spagnolo in questi giorni ci dimostrano, se ce ne fosse ancora bisogno, che il governo di Mariano Rajoy e del Partido Popular stanno attuando una vera e propria svolta repressiva. 

 Si inizia con la richiesta di arresto del tribunale supremo di Madrid del cantante rap "Valtonyc", condannato a tre anni e mezzo di carcere per aver ingiuriato in alcune canzoni la casa reale spagnola. Si proprio loro , i Borbone, nome che ci ricorda il colonialismo spagnolo in America Latina ed il conseguente saccheggio di risorse, la dominazione del sud Italia per secoli, il regime dittatoriale e fascista di Franco (di cui i Borbone sono stati fedeli alleati) per arrivare alle storie quasi comiche dei giorni nostri segnate dalla corruzione. 

 Il 3 marzo Il tribunale spagnolo Audiencia Nacional, ha condannato il rapper Pablo Rivadulla, conosciuto con il nome artistico di Pablo Hásel, ad una pena di due anni di carcere e 24.300 euro di multa por un reato di esaltazione del terrorismo, calunnie ed ingiurie alla Monarchia ed alle istituzioni dello Stato. 

 Sempre negli stessi giorni è stato sequestrato il libro "Fariña" del giornalista Nacho Carretero che parla del narcotraffico in Galizia e dei legami con la classe politica legata al Partido Popular. Un giudice di Madrid ne ha ordinato il sequestro dopo la denuncia di un ex sindaco che si sentiva calunniato dal libro. Siamo addirittura arrivati all'autocensura. 

 Nella iniziativa artistica ArcoMadrid 2018 è stato deciso di non esporre una mostra fotografica di Santiago Sierra intitolata "Presos Políticos en la España Contemporánea" perché conteneva immagini dei prigionieri politici catalani. 

 È di oggi invece la notizia più clamorosa. È stato fermato in Germania Carlos Puigdemont, ex presidente della Generalitat Catalana ed esule in Belgio dopo il mandato di arresto (successivo alla vittoria al referendum popolare per l'indipendenza catalana) della magistratura spagnola. La Spagna ha deciso di avvalersi del mandato di cattura europeo e così oggi la polizia tedesca ha fermato Puigdemont che stava tornando da una iniziativa politica che aveva tenuto in Finlandia. 

 L'Europa che arresta Puigdemont è la stessa che alcune notti fa ha fatto morire una giovane donna nigeriana incinta che stava tentando di attraversare il valico Italo francese in una notte gelida tra sentieri innevati. I gendarmi francesi hanno respinto questa donna che è dovuta tornare indietro e dopo poche ore è morta di freddo. 

 Questa è l'Europa, questa è la Spagna di oggi. 

 Dovranno essere i giovani, i lavoratori, i disoccupati spagnoli ed europei a ribellarsi a tutto ciò. Per la libertà di espressione e contro ogni forma di censura. 

 Per la liberazione immediata e senza condizioni di tutti i prigionieri politici e di opinione. Dovranno essere le nazionalità oppresse della penisola iberica (baschi, catalani, andalusi, canari) ad affondare la monarchia reazionaria dei Borbone ed il putrido regime del '78 (nato dal compromesso con i franchisti) nella prospettiva di una Repubblica federale socialista iberica dove sarà garantito il diritto all'autodetetminazione dei popoli. 

Libertà per Valtonyc e per Pablo Hásel 
Libertà per tutti i prigionieri politici dello stato spagnolo 
Via il governo Rajoy e la monarchia dei Borbone 

Ass.Mariano Ferreyra

21.3.18

LA VENDETTA TERMIDORIANA DELLE CLASSI DOMINANTI TROVA DI CONTINUO SPUNTI NUOVI: SIAMO SOLIDALI A BARBARA BALZERANI E CONTRO LA RISOLUZIONE DI SGOMBERO DEL CPA SENZA SE E SENZA MA





Vi sono molti fatti da menzionare, all’attenzione basterebbe anche solo uno, quello della visita di Fiore a Bologna, degli antifascisti che unici, si sono visti respingerlo e di come sia stata successivamente raccolta la vulgata di questo avvenimento. Alcune situazioni sono però differenti e pare che si riservino a queste, reazioni che non sono uguali, tanto che talune sono scomposte, sudate. Barbara Balzerani presenta al Cpa di Firenze un suo libro. 

Barbara Balzerani ha scontato 25 anni ed è libera, è fuori dal carcere e ha la possibilità di presentare un libro, ovviamente può e potrebbe anche raccontare una fase storica che l’ha vista partecipe, protagonista. 

Perché piaccia o meno ai vessilliferi della democrazia per cui il neofascismo non è reato e non lo è nelle proprie strutture tanto da aver concorso alla tornata elettorale ma raccontare la lotta armata, sì, che Barbara proprio per quella agibilità al tempo "di dopo" che la democrazia concederebbe (cosi si sostiene), può raccontare e raccontarsi, può anche, non essendo pentita, continuare ad avere un focus che è coerente alle vicende di quegli anni, sull’analisi di classe, su cosa lei oggi intenda e intendesse della violenza e cosa sia e si consideri il monopolio della stessa che è diverso ovviamente da quello di coloro che reputano legittimo allontanare con degli idranti donne, bambini e rifugiati e non solo: può anche discuterne (e naturalmente anche vendere il proprio libro, consigliera Collesei). 

Ma Barbara non mette il saio, insomma vi è una storia che non si assimila e non si fa assimilare, vi è una storia come quella di Bighorne dove non tutti gli indiani finivano nelle riserve ad imparare l’alfabeto degli angli e dei sassoni, a farsi vestire come gli inglesi delle colonie, ammansire dal reverendo o a farsi comprare con un po’ di scotch. Vi sono stati anche i Tecumseh. 

Eppure la violenza appartiene solo alla Balzerani che ricorda quei percorsi, che ha una sua idea anche su ciò che intende e crede delle vittime, mentre non lo è affatto quella di Razzanelli che nella diretta del Comune che tutti abbiamo seguito, sostiene che dopo un ergastolo, non bisognerebbe presentare libri ma andare direttamente al camposanto e che tale affermazione non graffi come un gesso su una di quelle vecchie lavagne di scuola. O piuttosto non metta in allerta e ricordi che la violenza è la conquista di un’ideologia che la applica, la santifica o la rende necessaria di prassi secondo un sistema di valori che le è proprio e che certo non può appartenere a chi a quella, ha risposto con un tentativo di rovesciamento dei rapporti di forza che: bene, benissimo, male, malissimo, poteva diversamente – ha comunque fatto proprio. E così accade che la povertà coatta a cui si viene condotti dalla violenza dei tagli alla spesa pubblica, non sia violenza ma “necessità”, che la violenza nello sfruttamento della forza lavoro nella Buona Scuola, non sia violenza ma “esperienza”, che il Job’s Act non sia il cappio al collo dei lavoratori ma un’opportunità, che la Legge Fornero non sia violenta e ingiusta ma congegnata per il (fantasioso) risanamento delle casse dell’Inps e che infondo, non sia troppo violenta neanche la violenza di un uomo che spara ad un altro dopo sette anni della stessa rabbia, perché si tratta di uno scellerato e non dell’occhiuto, lento, pervicace sdoganamento del razzismo. 

Né si tratta di violenza neanche quando si offre sponda istituzionale ad un invasato che nel proprio programma, predica la ri-colonizzazione della Libia con un’organizzazione tra l’altro, rea di innumerevoli omicidi e aggressioni e che orgogliosamente si richiama al fascismo – ma semmai - rientra nelle caleidoscopiche meraviglie che tale sistema propone come dovute, addirittura lecite in uno “stato di diritto”. Ed io che poco da questo ne sono abbacinata, osservo tutto sommato non stupita la damnatio memoriae che vorrebbe condurre per mano la Balzerani fuori le mura della città. E così violenti, sono il Cpa e Barbara Balzerani che di quel percorso non rinnega nulla, così violenti che per lei si apre un fascicolo della procura e per il Cpa, richiesta la chiusura. Ma come il pluralismo democratico, non si propone nelle innumerevoli promesse dell’incontro? E che mi combina? Di un luogo che ha fatto dell’aggregazione il suo punto di forza, della lotta la propria motivazione, nelle vertenze del lavoro, nel monitoraggio con assemblee antifasciste e antirazziste la propria ragione, osservatore di fenomeni pericolosi e che rischiavano e che sono diventati endemici (abbiamo trovato la pietra focaia forse che dà fuoco all’intera questione), che ha denunciato i prestanome e i tramiti con cui Casapound si faceva le proprie sedi, che ha difeso in piazza le aggressioni ai compagni, lo rende il casus belli per cui chiedere, invocare e applicare l’abacadabra di questi anni: la legalità, la scure della legalità (fateci caso: pronunci questa parolina e ti vedi vicini vicini con gli occhi sbrilluccicanti Minniti, Fratelli d’Italia, FI, M5s, PD, le consorterie a destra..: è prodigiosa)? . 

Il Cpa è un centro popolare autogestito. Vero. Ha reso un quartiere vitale. Ha fatto cultura. Ha fatto antagonismo di classe. Il Cpa allora è pericoloso, perché ricorda che in uno spazio liberato, le narrazioni possono essere differenti. E così se Sguanci, presidente del Quartiere (PD) ebbe modo di scrivere su Facebook “Nessuno ha fatto quello che ha fatto Mussolini in vent'anni” e lo stesso Cellai – ricordatevi sempre della diretta seguita ieri - che tanto si indigna per il Cpa, pensò di chiosare con un: “Le frasi di Sguanci? Un'opinione che può starci” (pure i social network non scampano alla ragione dei figli e dei figliastri?), allora possono accadere davvero molte cose come di segnale pericoloso, soprattutto perché diventano “normali” e che un giorno si scorga, affissa ad una parete di un ufficio della caserma dei carabinieri Baldissera (in cui hanno sede il sesto battaglione dell'Arma ma anche il comando regionale), una bandiera che rimandi all'aquila tedesca e alla croce militare dell'esercito tedesco e che sia considerata semplicemente un cimelio. 

Avamposti, evidentemente, in cui i confini di ciò che sto provando a descrivere qui sopra sono più chiari, più netti ed evidenti. E intanto, mentre la violenza, quella di un sistema che è colonna portante dell’intero esistente, fa il lavoro dell’ acqua che scava il marmo, succede che di quella non vi stupiate più e che a quella e a quella sola, nella condanna ad ogni alterità, diate ogni giorno, tutti giorni, quotidianamente del “tu” e pensiate ad uno sgombero - dove negli anni uomini e donne, negli sforzi, nella militanza, nelle forze, hanno tracciato percorsi con fatica, gioia, costruzione, dando direzione - come ad una cosa giusta.

20.3.18

IL CPA NON SI TOCCA!


Il PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI Firenze e l'ASSOCIAZIONE MARIANO FERREYRA esprimono totale solidarietà ai compagni del Centro Popolare Autogestito colpiti da una serie di  attacchi da parte di media ed istituzioni -con relativa richiesta di sgombero  fatta in consiglio comunale, presentata e firmata da FORZA ITALIA, PD, MOVIMENTO 5 STELLE e FRATELLI D'ITALIA - a seguito delle parole di Barbara Balzerani durante la presentazione del suo libro avvenuta al CPA lo scorso Venerdi. 
Logicamente l'indignazione generata dalle esternazioni della Balzerani è solo un mero pretesto per colpire uno di quei pochissimi luoghi rimasti a Firenze in cui vengono portati avanti valori come  solidarietà, antifascismo e anticapitalismo, che vanno in direzione completamente  opposta al modello di società che ci hanno e vogliono sempre più imporre. 

 il CPA da quasi 30 anni oltre ad essere un luogo di aggregazione e socialità è attivo all'interno del  quartiere di Gavinana con concerti,  iniziative culturali e di solidarietà come la raccolta fondi per il parco dell'Anconella duramente colpito dalla violenta tempesta del 1°agosto 2015, in più mette a disposizione  una palestra popolare molto frequentata e vari laboratori come ad esempio la ciclo officina. 
Purtroppo  lo sdoganamento delle destre e dei movimenti populisti, consacrato anche dall'esito  elettorale, sta avendo già i primi effetti collaterali; proprio per questa ragione riteniamo fondamentale difendere a tutti i costi e con tutti i mezzi il CPA da ogni attacco mediatico e istituzionale.

IL CPA NON SI TOCCA! 

SE TOCCANO UNO TOCCANO TUTTI!!

10.3.18

MIGLIAIA E MIGLIAIA IN CORTEO PER IDY DIENE E CONTRO RAZZISMO E FASCISMO



Oggi Firenze ha vissuto una giornata di riscatto. Dopo il barbaro omicidio di Idy la risposta della città si è fatta sentire. 

Quasi 30.000 persone sono scese in piazza per onorare la memoria di Idy Diene ma anche per rilanciare la lotta contro razzismo e fascismo, che sono le cause della morte di Idy Diene, di Samb Modu e Diop Mor nel 2011 sempre a Firenze (uccisi dal militante di Casapound Gianluca Casseri) come dell'atto terroristico di alcuni giorni fa a Macerata, quando un militante della Lega ha sparato a sei migranti cercando la strage. 

Le istituzioni cittadine come buona parte della stampa e delle tv hanno fatto di tutto, come cercarono di fare con il fascista Casseri, per far passare l'omicidio razzista di Idy come l'atto di un pazzo. 

Noi oggi, insieme a migliaia di persone, siamo scesi in piazza per dire NO. L'omicidio di Idy è un omicidio razzista, la mano che ha sparato è quella di una persona messa su dai continui sproloqui della destra fascista e razzista, a partire da Salvini (mandante morale sia dell'atto terroristico di Macerata che dell'omicidio razzista di Firenze) fino ad arrivare alla feccia nera delle organizzazioni neofasciste. 

Come Associazione Mariano Ferreyra e come Partito Comunista dei Lavoratori abbiamo costruito uno spezzone con centinaia di migranti che si è caratterizzato come il più combattivo del corteo. 

Uno spezzone che voleva urlare, con tutta la rabbia che abbiamo dentro, come la lotta contro razzismo e fascismo sia possibile solo nell'unità tra lavoratori italiani e migranti. Per questo non ci siamo limitati, come avrebbero voluto alcuni esponenti di "alto rango" delle comunità migranti, a scandire slogan contro il razzismo, ma abbiamo voluto individuare come il razzismo ed il fascismo non sono altro che un sottoprodotto della società capitalista, per questo abbiamo voluto scandire slogan contro i mandanti morali dell'assassinio di Idy, per questo abbiamo scandito slogan contro i fascisti e per la chiusura delle loro sedi. 

CON SAMB, CON DIOP, CON IDY 
UNITI VINCEREMO 


ASSOCIAZIONE MARIANO FERREYRA 
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI FIRENZE



7.3.18

8 MARZO GIORNATA DI LOTTA



La violenza maschile è violenza, è violenza del patriarcato, violenza del Capitale, violenza di Stato, fenomeno strutturale e non "occasionale".

La mattina di mercoledì 28 febbraio Luigi Capasso, un appuntato dei carabinieri in servizio a Velletri, ha sparato con l’arma di ordinanza alla moglie, Antonietta, da cui si stava separando, ferendola gravemente, ha ucciso le sue due figlie nella casa in cui vivevano con la madre a Cisterna di Latina e poi si è suicidato. Ciò è accaduto – perché la donna in questione si è salvata ma quell’uomo si è comunque portato via la vita delle due giovanissime figlie - è l’ennesimo caso di "femminicidio" che in scarne e dolorose parole, significa che si è consumato l’ennesimo assassinio da parte di un uomo, in questo caso nella proiezione di ciò che è più profondamente intimo di una donna, la prole, e che ciò succeda nel momento in cui la stessa , decide di voler fare altro della propria vita in un progetto individuale e non più di coppia. 
Già nella parola femminicidio, vi è dunque la narrazione dell’accaduto e la motivazione. Non è più possibile infatti considerare tali eventi come delitti passionali, non vi è alcuna passione, nulla che riporti ad un bene, nell’assassinio a sangue freddo (e in questo caso, come in altri ma reso ancora più evidente della preterintenzionalità delle lettere lasciate in casa da Capasso, con precise disposizioni! ) o nella più recente formula giornalistica che le definisce, “tragedie”. Una tragedia è una calamità naturale, non una dinamica che ha un preciso andamento legato al ciclo della violenza, dove i segnali sono coerenti negli eventi che si susseguono e che finiscono spesso nella morte della donna e anche dei propri figli. Un uomo in questo caso, si è armato e ha sparato, dopo aver pianificato tutto nei minimi dettagli: un uomo ha scelto di impugnare un’arma, di stalkerare, di togliere la vita, la casualità del destino non c’entra nulla . Così come l’ “esasperazione” che la volontà femminile dell’allontanamento creerebbe nell’uomo, nessun alibi emotivo può essere concesso ad un assassino. La colpa non è di chi decide di chiudere una relazione ma di chi stabilisce la soluzione per sé e per l’altro e quindi per la propria ex compagna, recidendo il filo dell’esistenza. 
Dunque, non si tratta né di "follia", né "raptus". Il femminicidio è costruito giorno per giorno in un climax di violenze e abusi che in questo caso, come in molti altri narrati dalla cronaca, erano stati resi noti anche alle forze dell'ordine ma il cui epilogo vede la morte per mano di un uomo della donna che si sosteneva di amare. Il femminicidio è la conclusione di una fantasia che diventa lucido progetto di distruzione. Se è reato togliere la vita, è altrettanto colpevole non impedire che questo accada. La violenza di genere, è la violenza che include anche stereotipi, vecchi codici patriarcali che sopravvivono nelle esistenze di tutti e soprattutto di tutte le donne, in quanto ideologica, è anche veicolata dal linguaggio che la banalizza e spesso giornalisticamente, banalizza tali orrori, rendendo compartecipe la vittima della scelta del carnefice, donne che invece decidono di prendere in mano la propria esistenza e che come in questo caso, anche dalle forze dell’ordine, non vengono prese sul serio perché la paura non viene considerata una spia importante, restituendo loro la convinzione che denunciare non serva a salvarsi. 
E’ necessario invece rivitalizzare con lo stanziamento di fondi, i centri antiviolenza, avviare progetti di formazione scolastica che combattano gli stereotipi di genere che ancora costruiscono il maschile possessivo ed esigono il femminile remissivo. I ragazzi, fin da giovani, devono comprendere che i rapporti possono finire e che non per questo si contrae l’orizzonte della propria esistenza e delle proprie possibilità, che la perdita va vissuta con responsabilità e con il rispetto dell’altro e della scelta dell’altro. E’ pertanto fondamentale rendersi conto che la violenza maschile contro le donne è sistemica, non vi è ambito delle nostre vite in cui questa non si esprima. È implicita nell’edificazione e nella costruzione del reale e soprattutto nella considerazione sociale del maschile e del femminile, la violenza di genere è dunque più diffusa, capillare e pervasiva di quanto non si pensi e non può essere superata nell’ottica dell’emergenza, o considerata una questione geograficamente o culturalmente determinata. L’oppressione, si rende sostanziale e si fa forte delle differenze sociali, di origine, di classe, di identità di genere e sessuale. Questa si combatte nei luoghi della formazione, dunque nella scuola e nelle università. Necessaria è dunque una conoscenza anche per gli educatori di tali conflitti, dunque vanno rivisti i manuali e il materiale didattico adottato, affinché la scuola non contribuisca a diffondere una visione stereotipata e sessista dei generi e dei rapporti di potere tra essi. Va dunque abolita la Legge 107/15 e smantellata la riforma Gelmini, con la riappropriazione dal basso, di scrittura delle riforme di scuola e università che consenta anche una rimodulazione dei contenuti e dei programmi. La violenza di genere, richiede di una formazione continua che sia permanente e multidisciplinare, capace di avere il polso del fenomeno in tutte le sue sfaccettature e di agire e intervenire sui vari livelli nel sostegno alle donne. E’ importante pertanto la formazione delle operatrici curata dei Centri Antiviolenza, affiancate da figure professionali coinvolte nel percorso di fuoriuscita dalla violenza delle donne (insegnanti, avvocati e avvocate, magistrati e magistrate, educatori ed educatrici ecc.). Indispensabile un diverso approccio e la formazione per chi lavori nei media e nelle industrie culturali, perché si diffonda un diverso tipo di vulgata che riguardi il femminino e promuova una cultura nuova. Anche e soprattutto il mondo del lavoro non può ritenersi escluso da una seria alfabetizzazione al rispetto di genere, in molestie, violenza e discriminazione di genere. La donna ha il diritto di poter decidere del proprio corpo e la propria parola su questo, è la sola autorevole. La salute intesa come benessere psichico, fisico, sessuale e sociale va intesa come l’inalienabile espressione della libertà di autodeterminazione. L’obiezione di coscienza va abolita dal momento che nel servizio sanitario nazionale, non consente alle donne il diritto pieno all’autodeterminazione delle stesse, che hanno e devono avere la possibilità di abortire se ne fanno richiesta. Così come la garanzia della libertà di scelta , durante la gestazione, della cultura della fisiologia della gravidanza, del parto, del puerperio e dell’allattamento e che la costrizione ostetrica sia considerata una delle forme di violenza contro le donne che si ripercuote sulla salute riproduttiva e sessuale. Nei casi di violenza, vanno ridotti i tempi della giustizia, anche mettendo in previsione l’utilizzo di corsie preferenziali che a tutt’oggi non esistono, per i procedimenti civili e quasi mai utilizzate nei procedimenti penali. Spesso la denuncia, mette seriamente in pericolo la donna che subisce violenza per sé e la propria famiglia, soprattutto nella decisione della separazione, va dunque in sede penale contrastata ogni forma di obbligatorietà di tale strumento piuttosto va data l’immediata procedibilità d’ufficio dei reati e vanno stabiliti dei parametri corrispondenti alla reale offerta che sia di risarcimento del danno ma che non sviliscano la gravità del reato subito e corrispondano alla donna, dignità e centralità. Vi è in tale direzione una direttiva europea che applica il risarcimento del danno alle vittime di violenza, mettendo a carico dello Stato, l’anticipazione di tutte le somme disposte dall’autorità giudiziaria che vada a favore di queste sia in sede civile che in sede penale, disincagliandosi dalla burocratizzazione delle attuali procedure di accesso ai fondi già costituiti. Va estesa la tutela del permesso di soggiorno per le donne che subiscono una qualunque forma di aggressione (art. 18 bis TUIMM), non ponendo limiti verso le donne prive di documenti sul territorio. Vanno necessariamente introdotte modifiche legislative in materia di affidamento condiviso (artt. 337 quater c.c. e ss.) che va assolutamente escluso quando vi è un conflitto intrafamiliare e vanno applicati provvedimenti ablativi e/o limitativi della responsabilità genitoriale paterna. Nei casi di violenza, va mantenuto il divieto di mediazione familiare e di soluzioni alternative nelle controversie giudiziarie andrebbero anche vietati da parte dei consulenti tecnici d’Ufficio e dei Servizi Sociali, di procedere a valutazioni psicologiche e psicodiagnostiche sulle donne vittime di violenza e sulla loro capacità genitoriale, se un uomo è abusante e pericoloso per sé, la donna e la propria famiglia, non può essere valida l’equiparazione dell’uomo maltrattante alla donna maltrattata; Nei percorsi di fuoriuscita dalla violenza, la questione dell’abitazione, assume una valenza importante, primaria e le risposte non possono, né devono essere episodiche e/o emergenziali. L’ospitalità nelle case protette, va protratta, dagli attuali 3-6 mesi a 12 mesi . Le donne che escono da situazioni di pericolo, vanno agevolate nelle spese di affitto e agevolate di un fondo di garanzia che consenta loro di stipulare un contratto facilitato, avvalersi in questo modo dei Centri Antiviolenza e delle Associazioni che li gestiscono come garanti. Nelle graduatorie per le case popolari, vanno dunque assegnati alle donne che stanno liberandosi dalla violenza, punteggi alti, che possano agevolarle e una parte del patrimonio pubblico va utilizzato proprio in direzione delle donne che cercano mettersi in salvo. Le compagne e i compagni del PCL, sono ben consapevoli che il percorso è lungo e disseminato di ostacoli, le soluzioni proposte sono solo alcune in supporto alle donne, altre cercano di evidenziare quanto l’ideologia delle classi dominanti che del vecchio patriarcato ne utilizza le forme più becere, vivificandosi nelle politiche di sfruttamento e rapina si sia reso di “massa”, nel linguaggio, nella violenza verbale, psicologica, nelle odiose e sottili prevaricazioni ritenute normali, quotidiane, nella dialettica dei rapporti e della comunicazione, nella femminilizzazione del lavoro, considerata ‘prassi’ di una “vocazione” di pertinenza alla donna e strettamente connaturata al genere. Siamo contro ogni forma di oppressione patriarcale e capitalista del corpo della donna e intendiamo creare relazioni con collettivi, realtà femministe ed essere punto di riferimento per tutte le donne che abbiano e sentano il bisogno di un appoggio, dato che il fenomeno della violenza maschile, è una violenza di Stato, violenza di un sistema, fenomeno strutturale e non ‘occasionale’.

Chiara Pannullo - Associazione Mariano Ferreyra Firenze

5.3.18

UN RINGRAZIAMENTO AI COMPAGNI ED ALLE COMPAGNE, AGLI ELETTORI ED ALLE ELETTRICI CHE CI HANNO DATO FIDUCIA



Il nostro risultato è stato modesto, molto modesto, in parte ce lo aspettavamo vista la disparità di mezzi a disposizione per condurre la campagna elettorale. Ci siamo presentati con un simbolo nuovo che non siamo riusciti a far conoscere a livello di massa. In quanto rivoluzionari non ci nascondiamo dietro ad un dito e riconosciamo la sconfitta, nostra in particolare, ma di tutta la sinistra. Vogliamo ringraziare comunque di cuore tutti i compagni e le compagne che hanno dato l'anima durante la campagna elettorale, ringraziamo anche tutti gli elettorti e le elettrici che ci hanno dato fiducia con un voto nella cabina elettorale. Le destre avanzano, i populisti avanzano, ed oggi abbiamo visto il primo risultato a Firenze con l'omicidio, guarda che caso, di un ambulante di nazionalità senegalese, ucciso da un italiano altrettanto povero ed emarginato. Nel più classico caso di guerra tra poveri. A forza di soffiare sul fuoco, di usare i mezzi di comunicazione come delle clave contro i più poveri, i più emarginati, i risultati sono quelli visti a Macerata alcuni giorni fa ed a Firenze oggi. Come militanti del PCL ci stringiamo alla comunità senegalese e parteciperemo al corteo antirazzista che si terrà sabato a Firenze. Non ci arrendiamo davanti ad una sconfitta, da oggi torniamo a fare il nostro mestiere che non è quello del teatrino elettorale, ma essere nelle strade, nei quartieri, davanti alle scuole ed alla fabbriche, sempre al fianco della nostra classe. 

PCL FIRENZE

27.2.18

PILLOLE DI PROGRAMMA NR 4 #PERUNASINISTRARIVOLUZIONARIA



NAZIONALIZZARE IL SISTEMA DEI TRASPORTI SOTTO IL CONTROLLO DEI LAVORATORI! 

Bastano pochi centimetri di neve (in inverno!) e il sistema ferroviario si blocca, tagliando l'Italia in due, come abbiamo visto ieri a Roma Fs macina utili da nove anni consecutivi (nel 2016 per 464 milioni di euro) riceve 6,3 miliardi dallo stato nel 2015, ma non trova i soldi per la manutenzione degli scambi! Questo succede perchè è la logica del profitto, e non l'interesse degli utenti e dei lavoratori, che guida le scelte dei manager di FS e di Italo. Solo attraverso la nazionalizzazione dell'intero sistema dei trasporti (treni, bus, aerei, navi) sotto il controllo dei lavoratori si potrà sviluppare un trasporto pubblico veramente efficiente e farla finita con l'odissea quotidiana di milioni di pendolari! #perUnaSinistraRivoluzionaria #4marzo

PILLOLE DI PROGRAMMA NR 3 #PERUNASINISTRARIVOLUZIONARIA



UNA PRESENZA ELETTORALE CLASSISTA 

La lista, per una Sinistra Rivoluzionaria, mette al centro del suo programma la lotta contro il grande capitale. Siamo per l'annullamento del debito pubblico verso le grandi banche e le grandi finanziarie, siamo per la nazionalizzazione delle banche e dei grandi gruppi industriali. Siamo per un'economia che funzioni non più nel profitto, nell'interesse del profitto di una minoranza come accade oggi, ma per la larga maggioranza che ha pagato la crisi negli ultimi 10 anni. Una lista, che anche nelle candidature , mette al centro il mondo del lavoro, la classe lavoratrice, i precari, gli operai, impiegati, insegnanti, pensionati e giovani. Si propone di essere uno strumento di riorganizzazione e riscossa di un mondo del lavoro che è stato devastato tanto dalle politiche del centro- destra come da quella del centro-sinistra che hanno governato negli ultimi vent'anni. 

Riteniamo cruciale che ci sia lo spazio per una voce apertamente classista e anticapitalista, una voce che non parta dal principio astratto di unità della sinistra pur che sia, ma parta dal principio di realtà che solo una sinistra marcatamente classista, anticapitalista e rivoluzionaria può rispondere alle esigenze e ai bisogni della classe lavoratrice e delle masse operaie.

25.2.18

PILLOLE DI PROGRAMMA 2 #PERUNASINISTRARIVOLUZIONARIA



UNA PROSPETTIVA INTERNAZIONALISTA PER LA FEDERAZIONE SOCIALISTA D’EUROPA 

Il nostro programma entra apertamente in contrasto con tutte le compatibilità del sistema capitalista. D’altronde il capitalismo ha dimostrato di essere un sistema che funziona solo per una ristretta minoranza, ma non è in grado di risolvere i problemi delle grandi masse. Il nostro modello non è certo il “socialismo reale” che esisteva nei paesi dell’est, dove tutto era deciso dall’alto da un’onnipotente burocrazia statale e i diritti politici dei lavoratori erano calpestati. Il socialismo per cui ci battiamo è quello in cui le principali leve dell’economia non sono nelle mani di un’oligarchia parassitaria, ma appartengono a tutti e il loro utilizzo viene pianificato democraticamente attraverso il controllo dei lavoratori. 

Questo programma non può essere realizzato su scala nazionale, non vogliamo isolare l’Italia dal resto del mondo. Siamo anzi convinti che se ci mettessimo con decisione su questa strada rivoluzionaria, offrendo finalmente un’alternativa all’austerità senza fine dell’Unione Europea, saremmo seguiti dalle classi lavoratrici di un paese europeo dopo l’altro. 

Solo così si potrebbe ricreare la base per un’unità genuina tra le nazioni europee, attraverso una federazione volontaria costruita su basi economiche completamente nuove.

PILLOLE DI PROGRAMMA



#Programma 

Le condizioni odierne del #lavoro ci raccontano di un tasso di #disoccupazione permanentemente sopra il 10%, l'allungamento dell'età pensionabile, l'estensione e lo spezzettamento degli orari di lavoro, milioni di ore di #cassaintegrazione. La riduzione dell'orario di lavoro a parità di paga rompe con questo paradigma, allargando il numero dei lavoratori effettivi senza impoverirli. E' una misura strettamente #anticapitalista. 

Solo un governo dei lavoratori e delle lavoratrici, basato sulla loro forza e la loro organizzazione può imporre questa e altre misure anticapitaliste. 

Solo la #rivoluzione cambia le cose.

COME SI VOTA PER UNA SINISTRA RIVOLUZIONARIA NEI COLLEGI DI FIRENZE

Metti una X sul simbolo ed il tuo voto utile lo hai espresso:

questi i fac simile delle schede dei collegi della provincia di Firenze

CAMERA






SENATO



I NOSTRI CANDIDATI A TELEIRIDE con Chiara Pannullo e Claudio Carpaglini

I NOSTRI CANDIDATI A LADY RADIO

I NOSTRI CANDIDATI A LADY RADIO

LIBERTÀ IMMEDIATA PER TUTTI GLI ANTIFASCISTI



Come militanti del PCL e di "per una SINISTRA RIVOLUZIONARIA" in una giornata dedicata alla lotta contro il fascismo vogliamo ancora una volta ribadire un concetto molto semplice: LIBERTÀ IMMEDIATA PER TUTTI GLI ANTIFASCISTI. L'avanzata del fascismo la si contrasta con la mobilitazione operaia e popolare, con l'unità tra lavoratori italiani ed immigrati. Chiudere le sedi fasciste, mettere fuori legge tutte le organizzazioni che si richiamano al fascismo, mobilitarsi per impedire comizi e iniziative elettorali, solidarizzare con chi viene colpito dalla repressione. Questi sono i compiti che abbiamo davanti oggi. 

"Per una SINISTRA RIVOLUZIONARIA firenze"

19.2.18

LAURA NOVI E CLAUDIO CIARPAGLINI A LADY RADIO

I NOSTRI CANDIDATI ALLA CAMERA ED AL SENATO



SENATO

Plurinominale
Ciarpaglini Claudio
Novi Laura 
Marsili Domenico 
Tommasi Giuseppina 

Uninominale 01 Ciarpaglini Claudio 
Uninominale 02 Novi Laura 
Uninominale 03 Capecchi Mario 
Uninominale 05 Tommasi Giuseppina 

CAMERA 03 Firenze 

Plurinominale 
Pannullo Chiara 
Mannucci Leonardo 
Toccafondi Sara 
Lazzerini Lorenzo 

Uninominale 
Collegio 01 Chiara Pannullo 
Collegio 02 Davide Ricci 
Collegio 03 Francesco Vacca 
Collegio 04 Sara Toccafondi

9.2.18

IL RAZZISMO DELLE ISTITUZIONI



Solo pochi giorni dopo i fatti di Macerata ci troviamo davanti agli occhi un'altra forma di razzismo. Sicuramente meno becero di quello della canaglia fascioleghista ma non per questo meno pericoloso. Martedi mattina, in Santa Croce, storico quartiere popolare di Firenze dove abbiamo la sede, una pattuglia della squadra antidegrado della Polizia Municipale (agenti in borghese noti a Firenze per le loro maniere poco ortodosse) ha rincorso e poi fermato alcuni venditori ambulanti conosciuti nel quartiere e da tutti benvoluti. Oltre all'oltraggio dell'inseguimento la giornata è poi finita con il sequestro della povera merce che queste persone vendono in strada per sbarcare il lunario. Chi di noi non ha mai comprato un ombrello o un accendino da un venditore ambulante? Questo solerti agenti da anni si accaniscono contro i più deboli, che siano senza fissa dimora, occupanti di case oppure immigrati. Sicuramente non agiscono di loro spontanea volontà ma queste sono le direttive della giunta Nardella. Guerra ai poveri, con vigili, poliziotti e militari, telecamere dappertutto, strizzate d'occhio ai fascisti (il presidente PD del quartiere 1 non perde occasione). Questa è la Firenze di Renzi Nardella e soci.

8.2.18

FASCISTI DICONO LA PROPRIA SULLA SICUREZZA, LE GRANDI OPERE E IL TRASPORTO PUBBLICO. CASA POUND IRONIZZA RIGUARDO IL NOSTRO INTERVENTO SU RTV38. LA NOSTRA IDEA DI SICUREZZA E' CHE LE LORO SEDI, TUTTE, CHIUDANO: NE GIOVEREMMO IN CIO' CHE PER NOI É IL DECORO, LA SICUREZZA E ANCHE NELLA MOBILITÀ





Per Una Sinistra Rivoluzionaria, ha ben chiaro, del programma, il punto  riguardo le grandi opere e il trasporto pubblico. Perché alla voce grandi opere, vi si può tranquillamente aggiungere l’aggettivo di “inutili”, dove gli interessi del partito nazione e dei partiti al governo sono unicamente economici , dal momento che non hanno creduto di dovere ai cittadini – semmai quella si richiedeva necessaria -  l’attenzione doverosa alla messa in sicurezza delle infrastrutture già presenti, incentivando il trasporto su rotaia e gomma e attuando politiche di alleggerimento ai lavoratori dei costi del trasporto pubblico – che non significa sottrare risorse, tutt’al più rendersi conto del potere di acquisto dei salariati e dei pendolari , in soluzioni per questi, che dovrebbero essere economiche  se non addirittura gratuite - .  
E ciò riguarda anche  il sottoattraversamento ferroviario fiorentino e la costruzione della stazione Foster, così tanto caldeggiati dal Presidente della regione Enrico Rossi, che con la scusa di privilegiare il traffico dei pendolari e di evitare pagamento di penali,  ha pensato fosse più importante non inimicarsi le  cooperative impegnate nell’opera. 

Dunque la facile ironia di gruppi neonazisti presenti alla trasmissione di ieri sera riguardo la stazione Foster, ci pare davvero questione ignobile, anche solo da affrontare e scrivere ma va scritto e va affrontato. Non a caso, lo sbaglio di pronuncia, giunge in un momento di tensione dove a noi compagni, che avevamo deciso di denunciare l’aggressione fascista a Macerata e il clima ammorbante che tali organizzazioni hanno creato (rendendo asfittico non solo lo studio che purtroppo con questi condividevamo), viene impedito e anche con toni piuttosto bruschi.

La democrazia, impugnata come quello strumento atto a far parlare e condividere spazi di confronto pubblico con militanze politiche che la stessa sancisse come anticostituzionali, non è la democrazia che ci riguarda. La democrazia che dà agibilità ai fascisti, non ci riguarda, la democrazia che nel nome di un pluralismo consente a tali forze politiche di consolidarsi e di intentarsi in stragi, attentati, omicidi, aggressioni, non ci riguarda, la democrazia che dimentica che invitare tali forze politiche legittima in qualche modo i fatti delittuosi e le aggressioni: a Macerata, a Firenze, a Fermo, a Pavia e in diversi altri luoghi del Paese, non ci riguarda. Che sia preoccupazione di  questo regime democratico di rifocillare i propri cani, noi non abbiamo argomenti, se non quello di osteggiarli, combatterli con ogni forza e mezzo.

Il problema non è quanto e cosa Casa Pound abbia in mente o meno nelle politiche sociali ma quanto la stessa parli – il tema della trasmissione, no? – alla pancia di una classe sempre più frammentata e spaventata dal Capitale che nella divisione e nell’attacco a se stessa, non riconoscendosi, si renda fomentata da costoro, davvero pericolosa e a se stessa soprattutto.  Perché la sicurezza non è solo un pezzo di binario che salta a Pioltello ma è anche un Casseri che spara in un giorno di mercato, un Mancini che massacra un nigeriano accorso in difesa di sua moglie,  un Luca Trani che decide per la sua ideologia disumana e xenofoba di sparare a sei persone, vendicando un delirante suo principio a cui nessuno aveva chiesto alcun risarcimento.




5.2.18

AL FIANCO DI CHI OGGI MANIFESTAVA CONTRO IL BOIA ERDOGAN



Oggi, pur non essendo presenti fisicamente, ci sentiamo di essere al fianco di tutti coloro che sono scesi in piazza per contestare il boia e assassino Erdogan a Roma. 
Ci schieriamo senza tentennamenti al fianco del popolo curdo e di tutti i prigionieri politici turchi e curdi. Il governo PD si è dimostrato ancora una volta per quello che è, un governo criminale amico dei peggiori dittatori che la scena mondiale attualmente offre. 
Da Al-Sisi agli sceicchi arabi, dai boia sionisti fino ad arrivare ad Erdogan. 

Il nemico è in casa nostra, basta fantasticare su improbabili derive sovraniste. L'Italia è un paese imperialista e per questo non dobbiamo cedere a nessuna sirena neo-sovranista. 

CONTRO L'IMPERIALISMO ITALIANO 
VIA IL BOIA ERDOGAN 
LIBERTA' PER IL POPOLO TURCO E CURDO 

per una sinistra rivoluzionaria Firenze

COMUNICATO STAMPA NR 4 ROMPIAMO IL MURO DEL SILENZIO




Questa mattina alcuni militanti e candidati della lista "per una SINISTRA RIVOLUZIONARIA" hanno fatto visita alle redazioni fiorentine di Repubblica e de La Nazione. 

Abbiamo esposto uno striscione che denuncia il muro di silenzio contro la nostra lista e poi abbiamo consegnato il nostro simbolo e la lista dei nostri candidati. Sappiamo benissimo come funziona l'informazione nel nostro paese e non ci illudiamo di ottenere chissà quali spazi. 

Ci auguriamo però di far aprire gli occhi ai tanti che ancora hanno fiducia in queste istituzioni e in questo tipo di "democrazia". 

Proprio per questo c'è sempre più bisogno di una sinistra rivoluzionaria.

30.1.18

NOI NON PARLIAMO CON I FASCISTI !





Sono usciti alcuni articoli sulla stampa cittadina relativi alla presentazione delle liste, in uno di questi si afferma testualmente che alcuni nostri compagni avrebbero amichevolmente parlato con militanti di Forza Nuova li presenti anche loro per depositare la lista e che addirittura avremmo fatto dei commenti riguardo all'inutilità dei centri sociali.
Smentiamo categoricamente sia di aver parlato con Forza Nuova sia tanto più di aver mai affermato che i centri sociali siano inutili.
Teniamo a precisare che noi con i fascisti non ci parliamo e che consideriamo i centri sociali una risorsa ed un baluardo di resistenza alla barbarie dell'attuale società.
Riteniamo invece che i fascisti siano il cane da guardia di questa società che noi vogliamo abbattere.

per una SINISTRA RIVOLUZIONARIA Firenze

FLAT TAX: UN CHIARO ATTACCO A LAVORATORI E SERVIZI PUBBLICI


di NL 

Sono anni ormai che le destre-in particolare Salvini e Berlusconi- stanno spingendo sempre di più per l'introduzione della Flat tax, cioè una tassa ad aliquota fissa su tutti i redditi familiari e profitti delle imprese. In poche parole, oggi se un reddito superiore ai 75.000euro viene tassato al 43%, con l'introduzione della flat tax invece, vedrebbe le imposte a suo carico abbassarsi fino al 23%, pari alla tassazione applicata oggi su un reddito medio-basso ( fino a 15.000€ ) o addirittura al 15% secondo il leader della Lega Matteo Salvini.  Una manovra che andrebbe ad intaccare gli introiti dello Stato per una somma che oscilla tra i 40 e i 70 Milioni di euro, che secondo l'ex ministro Brunetta, si ripagherebbe da sola nel giro di pochi anni, grazie all'emersione dell' economia sommersa, cioè di tutti quei soldi che ad esempio le imprese evadono e quelli che finiscono nelle tasche dei lavoratori a nero, a causa delle aliquote troppo alte.
 "Pagare meno, per pagare tutti" è la ricetta dell'ex ministro Brunetta; ma questa auspicata fedeltà fiscale che dovrebbe contagiare gli odierni evasori di grandi capitali, purtroppo non è una conseguenza diretta, perchè conosciamo bene i padroni e  perchè il mantra del capitalismo non è quello di adeguarsi alle regolamentazioni fiscali, ma bensì quello di massimizzare i profitti con ogni mezzo necessario. Di conseguenza chi davvero beneficerebbe della manovra sarebbero i soliti ricchi che si vedrebbero drasticamente diminuire le proprie imposte - basti pensare che su un reddito di 300mila euro, le tasse si abbasserebbero dai 122mila euro attuali ai  66mila della Flat tax- mentre i redditi più bassi come quelli di lavoratori dipendenti, precari, pensionati, disoccupati ecc... avrebbero solo una lieve estensione della " no tax area " ( Il limite di reddito con cui si ottengono esenzioni ) e qualche beneficio contenuto come bonus e detrazioni, ma con un aumento esponenziale delle spese sanitarie, trasporti pubblici, scuola ecc... .
Insomma un chiaro attacco alla classe operaia e al welfare pubblico che verrebbe definitivamente devastato a favore dei servizi privati ( es. strutture sanitarie, servizi pubblici e scuole) che risulterebbero ulteriormente accessibili solo alle classi più abbienti mentre i lavoratori sarebbero costretti ad accontentarsi di servizi pubblici precari e marginali.

In realtà nel nostro paese sono già in vigore una serie di flat tax che però non riguardano i redditi da lavoro i quali rimangono progressivi, quindi sono riservate solo ai ricchi. Ad esempio quella sulle rendite finanziarie - se si sottoscrivono titoli di Stato per mille o dieci milioni di euro la tassazione rimane del 12,5%- , mentre per i conti correnti o azioni di società quotate in borsa è del 26%.  Anche il governo  Renzi, per quanto oggi si dica contrario alla flat tax, nel 2016 ha introdotto un'aliquota fissa del 24% tramite l'IRI  (Imposta ai redditi d'impresa); l'ennesimo regalo al padronato. 

I sostenitori della Flat Tax mettono i mostra i presunti successi ottenuti con l'imposta unica nei paesi dell'ex blocco Sovietico, specialmente quelli dell'area Baltica -Estonia, Lettonia e Lituania- ; ma se analizziamo più da vicino la situazione ci accorgiamo che non è proprio come vogliono farci credere.  Dopo il crollo del muro di Berlino i paesi legati all'Unione Sovietica e alla Federazione jugoslava, cercarono in tutti i modi di contrastare l'evasione fiscale incontrollata e  attirare capitali esteri all'interno delle loro frontiere per far ripartire l'economia , andando ad abbassare ai minimi le aliquote di imposizione fiscale. Quindi,  se da una parte questi paesi hanno vissuto una sorta di boom economico subito dopo l'introduzione della flat tax, dall'altra  la percentuale di popolazione sotto la soglia di povertà rimane al di sopra del 22%, il sistema pensionistico è stato privatizzato per sostenere i costi della flat tax e l'evasione fiscale è rimasta altissima. Nel blocco baltico si stima che l'evasione intacchi in media il 30% dei PIL nazionali, in Ucraina il 68% ed in Georgia addirittura il 72%.
Un altro baluardo dei pro-flat tax è la Russia, che dopo la dissoluzione dell'Unione Sovietica ha adottato un regime di flat tax al 13%, riscontrando una crescita economica significativa nei primi anni duemila; a dire il vero la crescita era dovuta principalmente all'esportazione di energia come petrolio e gas, infatti con l'avvento della crisi, il crollo del prezzo del barile e le sanzioni post  Crimea, le entrate fiscali sono diminuite drasticamente raggiungendo a stento i valori del duemila e l'evasione fiscale raggiunge oggi il 52%. Inoltre sono aumentate in maniera esponenziale le disuguaglianze sociali. 
Anche Islanda e Slovacchia avevano adottato la flat tax per poi ripensarci con il governo di centro-sinistra qualche anno dopo, riscontrando dopo tre anni dall'abbandono dell'aliquota unica, un'aumento del 40% del gettito fiscale. In poche parole la flat tax in più casi si è rilevato un autentico flop a discapito della classe lavoratrice.
Per questo motivo quando Salvini e Meloni parlano di "Prima gli Italiani", andrebbe chiesto loro a quali italiani si stanno riferendo; sicuramente ai soliti borghesi, banchieri, imprenditori, palazzinari, speculatori e sfruttatori, certamente non ai lavoratori visto che  con questa manovra i primi a rimetterci sarebbero proprio quest'ultimi.
Non ci saranno benefici per la classe lavoratrice finchè non si colpirà direttamente il grande capitale finanziario, finchè a pagare sarà chi non ha mai pagato fino ad ora.
Non sono dunque i migranti, come la destra vuole far credere, i nemici della classe operaia, ma chi cerca di tutelare i veri artefici della devastazione sociale. Proprio per questo è fondamentale l'unità tra migranti e lavoratori italiani, contro chi da sempre si arricchisce tramite sfruttamento e prevaricazione ai danni dei lavoratori.

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